Henry Rollins dice la sua sul 2013

Pubblicato il da prettyvacant

Henry Rollins

Dopo Noel Gallagher e Wayne Coyne, un'altra icona rock dice la sua sul 2013 in musica: l'attore-conduttore-scrittore sul suo disinteresse per la scena pop

 

Di Mike Ayers

Henry Rollins ha da poco completato il suo primo film da protagonista, nel quale recita il ruolo di un cannibale che cerca la propria strada. Ma nel corso di questo 2013 il cinema non è l’unico media che lo ha ospitato, visto che ha continuato a condurre il suo show radiofonico alla KCRW, quello tv su History Channel (“10 Things You Don’t Know About”) e ha pubblicato libri. Rolling Stone ha incontrato l’esplicito e sempre carismatico Rollins per parlare degli artisti più importanti del 2013: la buona parte dei quali sono stati da lui ignorati.

Hai fatto attenzione alla scena musicale di quest’anno per quanto riguarda le novità discografiche?
Assolutamente sì. Non riesco nemmeno a stare appresso alla quantità di dischi che compro. Mi arrivano lettere dove mi dicono “Amico, ora la musica fa cagare”. Non a casa mia, non sul mio stereo, né mentre faccio il mio programma. Finalmente ho ascoltato con piglio quasi da medico forense il nuovo disco di David Bowie. Mi sono messo un buon paio di cuffie e ho passato tutta la giornata con lui quando ho avuto un giorno libero.

Ti è piaciuto?

È molto meglio di quanto pensassi dopo averlo ascoltato la prima volta. Non so perché Bowie usi questi batteristi che ci vanno così pesanti su tutto, ma le canzoni sono fantastiche dal punto di vista lirico, e ci sono dei cori grandiosi, insieme a degli overdub molto, molto intelligenti. Mi ci è voluto parecchio per iniziare ad apprezzare il David Bowie più moderno. Ero un tale fan! Pensa che proprio stamattina mi sono alzato prestissimo e ho messo suStation to Station e ho sospirato. Quei dischi, quei vecchi dischi di Bowie per me sono insuperabili.

 

Per passare ad altri bei dischi, il nuovo album di Marnie Stern, Chronicles of Marnia, lo amo. Ty Segall è una presenza fissa nel mio show, suono molte sue canzoni. Sostengo molte etichette discografiche. Per dire, quando vado al cinema la prima attrattiva per me è il regista. Così quando compro un disco è l’etichetta che mi interessa. Certo, mi piacciono gli artisti, ma ci sono etichette che mi piace sostenere, come la Castle Face, John Dwyer e i Thee Oh Sees. Le cose che fa Johnny… compro una copia di ognuna. Ogni cosa che la Castle Face pubblica la compro in CD e in LP. Sai, il CD per suonarlo in radio e perché è più facile portarlo in giro, e l’LP da ascoltare per bene.

Hai seguito niente di legato ai fenomeni più popolari, come i Daft Punk o Blurred Lines?

Non ho mai sentito i Daft Punk; Non ho mai sentito una loro canzone in vita mia. Loro sono quei tipi con i caschi da motociclista?

Sì, si vestono come robot.

Senti, prendi questa cosa come preferisci ma per me quella è musica da Rolling Stone. È la merda che finisce nel vostro giornale. E per me quel mondo… cioé, sono contento che abbiate trovato una vostra nicchia, ma quel mondo mi risulta alienante. Tutto quello che riceve attenzione dai Grammy o gli American Music Awards. . .   per esempio, Miley Cyrus ci è finita in copertina da voi?

Sì.
Appunto. Vedi, a me piace la vera musica. John Coltrane è il mio musicista preferito, e quindi perché dovrei leggere Rolling Stone? Capisci?

Non te ne frega un cazzo di lei. 

Beh, no. Perché fa parte di un mondo musicale più ampio, quello di cui parlavo prima. Per me è tutto del tipo “che possiate andare avanti a lungo”, voglio dire che non ho niente contro nessuno, ma semplicemente quella musica non fa per me. E Robin Thicke, è lui che stavi nominando? Non ho idea di come suoni. Non ho mai sentito gente come Kelly Clarkson. È solo perché vivo in un mondo musicale diverso.

 

Un’altra delle notizie musicali dell’anno è tutta la faccenda legata alla reunion dei Black Flag. Hai seguito la storia? 
Solo leggendone. I ragazzi dei Flag stanno facendo la loro cosa, mi sembra. C’erano ragazzini che mi mandavano email dicendo “Ehi, non vedo l’ora di vederti live a Brisbane la settimana prossima”. E ho risposto loro dicendo “Non ci sono mica, io sono a Toronto”. E loro: “Ma come, non sei nella band?”. E io: “Proprio no”. E poi mi hanno fatto sapere che il locale era mezzo vuoto e dopo mezz’ora dall’inizio del concerto un’altra metà dei presenti se n’era andata, incazzata perché non c’era modo di rivedere i trenta dollari che avevano speso per il biglietto.

Quindi non ho visto nessuna delle due entità in azione, né i Black Flag né i Flag. Non mi interessa rivisitare il passato a meno che non sia per la ripubblicazione di un disco. E quando si tratta del mio passato mi interessa anche meno. Ma ho sentito che la cosa che hanno messo su i Flag è particolarmente potente. Sono andati a vederli delle persone della cui opinione musicale mi fido. E mi hanno detto che il loro set è stato solido. Va preso comunque per quello che è: gente di cinquant’anni che suona musica vecchia di trenta. Per quello che riguarda tutta la “politica” che c’è dietro l’operazione reunion, me ne sono tenuto alla larga. Mi interessa solo il 2014 e tutto quello che verrà.

 

da www.rollingstonemagazine.it

 

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