25 Novembre 2017
Innuendo, il quattordicesimo album in studio dei Queen, è uscito il 5 febbraio del 1991. È l’ultimo registrato dalla lineup originale: Freddie Mercury, Brian May, John Deacon e Roger Taylor. L’uscita dell’album, all’epoca, è stata una manna dal cielo per i fan, ancora sotto shock per il “rapimento” della linea di basso di Under Pressure – il singolo collaborazione con David Bowie – da parte di Vanilla Ice, che l’ha usata per la sua mega-hit Ice Ice Baby. «L’ho sentita per la prima volta in una sede del fan club», ha detto Brian May del pezzo. «Ho pensato: interessante, ma nessuno comprerà questa schifezza. Avevo torto, ovviamente».
Dopo la morte di David Bowie – a causa di un cancro al fegato –, avvenuta pochi dopo la pubblicazione del suo ultimo album Blackstar, molti hanno azzardato un parallelismo tra il percorso tragico di Bowie e quello di Innuendo, pubblicato pochi mesi prima della morte di Mercury, come tutti sanno dovuta alle complicazioni dell’AIDS. I rumor sulla salute del cantante dei Queen esplosero dopo una serie di apparizioni alla fine degli anni ’80, e in particolare dopo quella del 1990 al Dominion Theater di Londra, dove la band riceveva il Brit Award – “Outstanding Contribution to British Music” -, l’ultima volta che Mercury si è presentato in pubblico.
Nonostante tutto, però, le voci sulla sua malattia venivano regolarmente smentite, soprattutto da Roger Taylor, che insisteva a dire ai giornalisti che «Mercury era in salute e al lavoro». «Freddie aveva una tranquillità incredibile, non l’ho mai sentito lamentarsi», ha detto May nel documentario della BBC del 2011, Days of Our Lives. «Mi ricordo di una sera in particolare, eravamo in giro e lui aveva dei problemi con una gamba. Si è accorto che lo guardavo e mi ha detto: “Brian, vuoi vedere com’è davvero?”, mi ha mostrato come stava e quando ha visto la mia espressione ha aggiunto, “Sono davvero dispiaciuto, non volevo farti questo”. Non l’ho mai sentito lamentarsi, mai, non ha mai detto che la sua vita era una merda e che sarebbe morto. Mai, mai, mai. Era una persona incredibilmente forte».
Ascoltare Innuendo, così come Blackstar, non significa confrontarsi con il dolore di uomini con un piede nella fossa. Anzi, sono album di artisti che affrontano la malattia guardandola negli occhi, che vogliono «continuare a lavorare finché il corpo lo consentirà», come ha detto una volta Freddie.
E il suono di Innuendo conferma che faceva sul serio. L’album è il ritorno trionfale delle sonorità hard rock di The Miracle, uno dei loro lavori più sottovalutati, mescolate con qualche avventura nella psichedelia floydiana, nella prima EDM e nel romanticismo in stile Smiths. Si apre con la title track – sei minuti e mezzo con un ritmo bolero, un break flamenco e un finale da rock-opera -, un brano che tutti hanno subito definito come Bohemian Rhapsody II. Ma è una canzone con un’identità tutta sua, in parte debitrice dell’influenza di Kashmir degli Zeppelin, e anche l’unico brano della discografia con la partecipazione di un secondo chitarrista, Steve Howe degli Yes.
«Più peggiorava più ci dava l’impressione che avesse bisogno di suonare», ha spiegato Roger Taylor. «Aveva bisogno di trovare un motivo per andare avanti, e veniva in studio ogni volta che poteva. È stato un periodo di lavoro molto intenso». Innuendo è stato accolto molto positivamente dai fan e dalla critica, e Mercury ha subito pressato la band per continuare a battere il ferro finché era caldo. «Diceva sempre “Scrivetemi qualcosa, so che non ho ancora molto tempo”», ha detto May in Days of Our Lives. «Datemi cose da cantare, canterò e canterò. Poi quando non ci sarò più fatene quello che volete, finite come preferite».
Il risultato è Made in Heaven, con quella Mother Love registrata solo poche settimane prima della sua morte. Nel brano c’è una dichiarazione che sembra un testamento: “I long for peace before I die”. Nonostante tutto, però, ascoltando Innuendo si ha l’impressione che le sue ultime parole fossero già tutte lì, soprattutto nel finale The Show Must Go On.
“Inside my heart is breaking”, canta Mercury in uno dei passaggi più emozionanti della canzone, un’addio commovente che ora ha un gemello in I Can’t Give Everything Away di David Bowie. “Il trucco sul mio viso si sta sciogliendo, ma il mio sorriso indugia ancora”.