30 Aprile 2024
"Se Dio ci ha tormentato, l'uomo può opprimerci in modo ancora più torturante", sentenzia Stirner in uno dei capitoli più interessanti del suo "L' Unico", ideale manuale per teppisti della filosofia, martellatori di certezze, profanatori di ogni sacralità.
Se il veleno clericale ci impose di esser "buoni cristiani", fu perché aveva in odio ogni individualismo, e non avrebbe mai potuto vedere in noi null'altro che i figli di Dio, gli appartenenti al genere umano, esemplari dello stesso genere, elargendo doni o risparmiando sofferenze in virtù della nostra volontà di mostrare lo spirito della rettitudine.
Questo sistema ritorna prepotentemente anche nel laicissimo politicamente corretto, nel pacifintismo puzzante di fascismo, in certa presunta purezza.
Discussioni lontanissime dalla realtà ma in cui i protagonisti fanno continui richiami al loro essere "più umani", "più giusti", "lohadettoancheilpapa".
E ritorna, ovviamente, nei militanti politici severi che non escono mai dalla comfort-zone dello slogan piacione, anche quando questo slogan appare tutt'altro che attinente alla situazione reale.
Nella tirannia delle definizioni cui sottostare, in particolare in quelle "politiche", non abbiamo altro che la continuazione della vecchia sottovalutazione cristiana dell'io.
La religione politica è solo l'ultima metamorfosi della religione cristiana.
È una religione perché separa da me la mia essenza e la pone sopra di me, perché innalza un "essere uomo" astratto allo stesso modo in cui un'altra religione innalza il suo Dio o i suoi idoli, perché fa di ciò che è mio qualcosa che è al di là, perché mi assegna solo una "vocazione". E non finisce qui.
Mi si richiede anche una fede zelante e una rinuncia totale alla mia individualita', ai miei pensieri, pena l'esser bandito dalla tavola sacra dei buoni, giusti e sorridenti.
Digeriamo l'ostia, e sbarazziamoci di questo nuovo catechismo.