4 Marzo 2022
Alphonse Louis Constant, questo era il vero nome di Eliphas Levi, nacque a Parigi, nel quartiere Saint Germain. Era figlio del calzolaio Jean-Joseph Constant e di Jeanne-Agnès e da bambino frequentò una scuola per bambini poveri gestita dall'abate Huault Malmaison che, convinto che il giovane avesse la vocazione per diventare un sacerdote, lo indirizzò al seminario giovanile di Saint-Nicholas du Chardonnet, dove imparò alla perfezione il latino, il greco e l'ebraico. Nel 1830 entrò nel seminario di Saint Sulpice, ma non divenne mai un prete perché si innamorò di una ragazza. Abbandonato l’ambiente cattolico si avvicinò alla Massoneria e alle scienze occulte, e divenne un socialista di ispirazione anarchico-libertaria. Il suo nome, o meglio il suo pseudonimo, è rimasto nella storia non solo per l’invenzione della celebre immagine del Baphomet (contenuta nel libro del 1897 “Dogme et Rituel de la Haute Magie”) ma anche per essere stato uno dei pochi autori che si è accostato alla magia con un punto di vista storico e, perché no, antropologico. Accostatosi alle dottrine esoteriche ed occulte cominciò prima di tutto a studiarne l’aspetto filosofico per poi passare alla sperimentazione pratica. Il nome “Eliphas Levi” gli fu assegnato da uno dei suoi maestri, ovvero il filosofo Hoene Wronski e derivava dalla traduzione in ebraico di “Alphonse Louis Constant”. Questo sarà lo pseudonimo con cui firmerà i suoi celebri “Dogma e rituali dell’alta magia”, “Storia della Magia”, “La Chiave dei Grandi Misteri”. Levi coniò un concetto di “magia” fortemente influenzato dalla psicanalisi e dall’antropologia. La Magia è una forma di controllo di forze sconosciute, e la letteratura è piena di testi che cercano di dare un volto, delle gerarchie e anche delle precise funzioni a queste entità, spesso chiamate “demoni”. Nel pensiero di Levi però (che influenzerà pesantemente anche il celebre Aleister Crowley) per “demoni” non bisogna intendere i diavoli della tradizione cattolica, ma qualcosa di vicino al “dàimon” della filosofia greca, ovvero ciò che mette in relazione l’umano e il divino presente in lui. Il divino, d’altro canto, non sarebbe altro che l’inconscio, la sua parte più vera, più profonda, ma anche più nascosta. Se i “demoni” sono immaginati come abitanti degli inferi è perché simbolicamente abitano la parte più profonda dell’animo umano. I rituali di evocazione non sarebbero quindi altro che mezzi per mettere la mente in condizione di accedere a questa parte di sé mediante un apparato simbolico fatto di cerchi magici, nomi di potere, strumenti. Facciamo un esempio. Astaroth è considerato il demone che ha il potere di distruggere i nemici. Attraverso la sua evocazione il “mago” può acquisire la forza di opporsi a chi gli sta facendo del male, e questo vale per tutta la schiera dei demoni, ognuno con le proprie caratteristiche. “E’ una gran fatica mascherata da gioco”, diceva a tal proposito lo studioso francese. L'ambizioso obiettivo di Eliphas Lévi era di depurare la Magia dalle volgari superstizioni da ciarlatani e di darle la dignità di una Scienza. Nei suoi scritti compaiono apparenti contraddizioni, come quando parla di “piccoli libri volgari di stregoneria e di pretesa magia che si osa ancora divulgare nelle campagne“, per poi però ammonire subito dopo chi ride di quei “rustici incantatori” in quanto "essi sapevano bene quello che facevano e il loro istinto, diretto dall’esperienza, li guidava più sicuramente di quanto non avrebbe potuto farlo tutta la povera scienza di quel tempo”. Che Eliphas stesse già anticipando il concetto di “efficacia simbolica” introdotto dall'antropologo Claude Lévi-Strauss in uno studio realizzato nel 1949, intitolato L'efficacité symbolique? Non lo sappiamo con certezza, ma non possiamo escluderlo.
A. D. N.