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Pretty Vacant Zine (Attualità, Filosofia, Arte, Politica)

PRETTY VACANT ZINE (Attualità, Filosofia, Arte, Politica)

La storia della Machnovščyna

Oggi parlerò di Nestor Makhno e dell’esperienza anarchica in Ucraina. Una storia che nessuno racconta mai, men che meno gli storici più osannati, ovvero quelli impegnati a confezionare santini di Lenin e Stalin per ottenere il facile applauso di populisti, autoritari e senza-vergogna. Solo l’ostinazione degli anarchici e delle loro pubblicazioni, spesso autoprodotte, ha fatto giungere questa storia fino ai nostri giorni.

Nestor Makhno nacque il 7 Novembre del 1889 in una famiglia di umili contadini. Fu mandato a lavorare a sette anni come pastore, ma riuscì comunque a frequentare la scuola per 4 anni prima di mettersi al servizio dei kulaki tedeschi.

Era piccolino e claudicante fin da giovane per via di una pallottola beccata accidentalmente e conficcata nella caviglia che ne aveva compromesso l’uso. A 16 anni incontrò gli ideali anarchici,se ne innamorò, e nelle patrie galere russe strinse amicizia con il grande anarchico Petr Arsinov che contribuì notevolmente alla sua cultura e alle sue convinzioni politiche.

Nel 1918 dopo il trattato di Brest-Litovsk con cui Lenin aveva ceduto  parte del territorio dell'Ucraina alla Germania, organizzò un esercito di liberazione votato alla guerriglia per combattere le armate filo-zariste e gli invasori tedeschi. Il fascino dei Machnovisti (questo il nome dei combattenti libertari) sulla popolazione fu tale che Trotsky arrivò a dichiarare che sarebbe stato meglio consegnare l'Ucraina alle forze controrivoluzionarie piuttosto che dare possibilità alla Machnovščyna di espandere la propria influenza. Per questo i bolscevichi decisero di mettere una taglia sulla testa dell'anarchico ucraino.

Ma che cos’era la Machnovščyna ?

La Machnovščyna .era un'entità territoriale di tipo anarchico localizzata nel sudest dell'odierna Ucraina, esistita dal 1918 al 1921. L'Ucraina era un paese composto quasi totalmente da contadini, e la coltivazione dei campi era il punto più importante della sua economia, con i lavoratori che venivano da generazioni di latifondismo e aspiravano alla proprietà della terra che coltivavano. I terreni sottratti ai grandi latifondisti furono così interamente consegnati dai Makhnovisti ai braccianti che, incoraggiati dai militanti anarchici, attuarono l’autogestione.

«La libertà dei contadini e degli operai appartiene a loro stessi e non può subire restrizione alcuna. I machnovisti possono solo aiutarli dando loro questo o quel parere o consiglio. Ma non possono, e non vogliono, in nessun caso, governarli.», recitava un diffuso manifesto della propaganda anarchica. I contadini erano organizzati in comuni indipendenti e coltivavano la terra comunitariamente, senza un'autorità centrale, in linea con i principi anarchici e libertari. Nacque così un'organizzazione estremamente egualitaria, dove una struttura assembleare aveva la sola funzione di porre in comunicazione i vari collettivi agricoli. Il rapporto con i Bolscevichi fu sin dal principio molto difficile, come dimostra questo racconto dello stesso Makhno:

«Lenin mi accolse paternamente, mi fece sedere. Cominciò a interrogarmi con il suo tono da organizzatore nel modo più preciso. La domanda su come i contadini accoglievano la parola d'ordine "tutto il potere ai soviet" me la fece tre volte. Gli risposi che per i contadini ciò voleva dire che il potere doveva allinearsi alla coscienza e alla volontà stessa dei contadini. Lenin mi rispose allora: il fatto è che i vostri contadini sono contaminati dall'anarchia. È un male? gli risposi. Lenin mi chiese poi dei distaccamenti rossi, della loro lotta eroica contro l'occupante, della mancanza di sostegno dei contadini. Temo, compagno Lenin, che siate male informato, risposi. I vostri gruppi restano lontani dalle strade e non combattono nelle campagne, come potete pensare che i villaggi vi sostengano? Non li vedono mai. Lui si mise a ridere: voi anarchici scrivete e pensate al futuro, siete incapaci di pensare al presente. Risposi che ero un contadino illetterato, che mi era difficile discutere su una questione così importante, ma posso dirvi che in Ucraina, nella Russia del Sud, come dite voi Bolscevichi, noi siamo immersi nel presente ed è attraverso di esso che noi cerchiamo di avvicinarci al futuro, al quale, è vero, noi pensiamo. E noi pensiamo molto seriamente.»

La situazione iniziò a peggiorare nel 1920 quando gli anarchici ucraini proposero a i bolscevichi un patto, con una clausola considerata da questi assolutamente non condivisibile, e che consisteva nella libertà, nella regione Makhnovista, per la popolazione, di creare da sé le proprie libere istituzioni per l’autoamministrazione economica e politica. I bolscevichi di tutta risposta irruppero con la forza e piegarono il movimento dopo lunghi sforzi, per poi proseguire con una violenta repressione degli ideali anarchici e l’annessione della regione all’Urss. Il vecchio anarchico italiano Errico Malatesta commentò: «Il carattere squisitamente libertario del movimento e lo spirito egualitario ed antiautoritario non potevano che scontrarsi con i metodi ed i progetti dei bolscevichi che piegarono il movimento nel 1921, con una spedizione diretta da Michail Frunze.». Nestor Makhno andò in esilio a Parigi, dove continuò l'attività politica in condizioni di vita molto umilianti, militando nel gruppo anarchico “Delo Truda”. Rimase anarchico fino alla morte, avvenuta nel 1934 per via di una tubercolosi. Le sue ceneri riposano nel cimitero di Père-Lachaise.

Perché ci chiamiamo machnovisti? Perché per la prima volta durante i giorni più oscuri della reazione in Ucraina, abbiamo visto tra noi un amico leale, Machno, la cui voce di protesta contro ogni forma di oppressione dei lavoratori risuonò per tutta l'Ucraina, esortando alla lotta contro tutti i tiranni, i malfattori e i ciarlatani della politica che ci ingannavano, Machno, che ora marcia deciso al nostro fianco verso la mèta finale, l'emancipazione del proletariato da ogni forma di oppressione.

(Manifesto Machnovista redatto dalla sezione culturale degli insorti in data 27 aprile 1920)

 

A. D. N.

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