La storia dei Doors

Pubblicato il da prettyvacant

 

 

 

 

 

L’estate sfuma via, esalta gli ultimi sospiri,
batte gli ultimi rintocchi. L’estate è quasi finita.
Dove ci rifugeremo quando l’estate sarà finita?
Il mattino ci ha colto di sorpresa. Mezzogiorno ci ha spruzzato oro fra i capelli,
la notte ci ha invitato fra le labbra ridenti del mare.
Quando l’estate morirà dove ci nasconderemo?

(The Doors-Summer's Almost Gone)

 

Si racconta che i semi di quelli che sarebbero stati i Doors furono piantati sulla spiaggia di Venice Beach, quando un giovanissimo Jim Morrison fece sentire alcuni versi di "Moonlight Drive" a Ray Manzarek. I due si erano conosciuti all'Ucla (la scuola per aspiranti registi), e condividevano alcune passioni come la letteratura maledetta e decadente, la filosofia di Nietzsche e l'amore per il blues. Jim era un personaggio carismatico e aveva riempito interi quaderni con i suoi versi, mentre Ray, ex studente di Legge ed autore di ben tre cortometraggi, era un ottimo pianista rock-blues, ed aveva avuto già qualche esperienza musicale con i "Rick and the Ravens", un complessino di famiglia. Con l'arrivo del batterista John Densmore e del giovane chitarrista Robby Krieger (compositore eccezionale, capace di spaziare dal flamenco al rock, dal jazz al blues) i Doors si formarono ufficialmente nel 1965. Il nome della band rievocava "le porte della percezione" di cui aveva scritto Aldous Huxley, citando il poeta visionario inglese William Blake. Era un momento particolare per l'arte negli Stati Uniti. Era l'epoca degli hippies e di gruppi come Jefferson Airplane e Grateful Dead, ma anche del rock oscuro, malato e decadente dei Velvet Underground. Dopo alcuni concerti memorabili nei locali (London Fog, Whiskey a Go-Go), alla fine del 1966, per i Doors arrivò la proposta di un contratto discografico da parte dell'Elektra. I concerti dei Doors, assolutamente scandalosi per l'epoca, avvenivano comunque con una certa regolarità, in quanto la prima solida base di fan della band si occupava di telefonare in continuazione ai locali per chiedere l'ingaggio del gruppo. Nel 1967, dopo due settimane in studio, i quattro musicisti completarono l'album "The Doors", esordio ufficiale della band. Ancora oggi è considerato uno dei massimi capolavori della musica rock, con i suoi brani trascinanti come "Break on through",  le dolci e buie ballate come "Crystal Ship" e gli omaggi al cabaret espressionista con la cover di "Alabama Song" di Bertolt Brecht. Il punto massimo del disco si raggiunge però con la conclusiva "The End", celebrazione rock del mito di Edipo, in cui i Doors danno vita ad un brano ipnotico, psichedelico, con Morrison calato nei panni di un cantore della morte (..My only friend...The end...), per un risultato di undici minuti  di pura follia e genio musicale (la canzone verrà inserita anche nella colonna sonora del film "Apocalypse Now" di Francis Ford Coppola). Il disco verrà comunque ricordato sopratutto per "Light My Fire", un rock-blues composto dal chitarrista Krieger che farà la fortuna della band. Proprio con questo brano, dopo l'uscita del disco, i Doors si esibiranno all'Ed Sullivan Show, dove scandalizzeranno i benpensanti d'America, proponendone una versione "non censurata". Ad ottobre del 1967 arriva il secondo capitolo della storia del gruppo e non delude le aspettative. "Strange Days" è un album cupo e angoscioso, trainato dallo splendido singolo "People are Strange", e da brani ritenuti oggi storici, come "When the music's over" (un classico ai concerti). Nel 1968 arriva "Waiting for the sun", un disco considerato oggi dalla critica un passo indietro rispetto ai due capolavori d'esordio, ma che presenta almeno due o tre gioiellini musicali. "Love Street", "Five to One", "Spanish Caravan", da sole dovrebbero bastare per fare di quest'album un capitolo importante della storia dei Doors. Al termine della promozione dell'album, Jim fa uscire due libri di poesie, "The Lord" e "The new creatures", cominciando a sentirsi un po' stretto nei panni della rockstar e a riconoscersi maggiormente in quelli di poeta. I rapporti nella band sono meno sereni di un tempo, e il massiccio consumo di alcool e droghe varie non aiuta. Il Re Lucertola (come si è ribattezzato in una sua poesia divenuta celebre, Morrison) vive in perenne stato di alterazione mettendo in scena una provocazione dopo l'altra, situazione non sempre condivisa dal resto della band, e particolarmente sgradita al batterista Densmore. Nel 1969 l'uscita di "The Soft Parade", del singolo "Touch Me" (che diventerà un classico) e le ottime vendite (a dispetto di un'accoglienza un po' fredda da parte della stampa), sembrano scongiurare una crisi nella band di Los Angeles, ma a Miami, il 1 Marzo, Morrison, in una performance storica, si procura un arresto per oscenità, attirandosi le antipatie di buona parte dei media.  Jim, a questo punto, comincia ad essere davvero stanco, e la popolarità dei Doors comincia a subire un colpo dopo l'altro. Nonostante ciò il gruppo nel 1970 registra "Morrison Hotel", un album comunque ottimo, arricchito dal capolavoro "Indian Summer" e dal classico "Roadhouse Blues". La band ritorna nelle classifiche, ma Morrison si rifiuta di andare in tour e di rinsaldare il successo dei Doors che, dopo qualche mese, tornano in studio per incidere il vero epitaffio della band, "La Woman", un album che riporta quasi il quartetto ai fasti degli esordi, con brani bellissimi ("Riders on the Storm" su tutte, ma anche "Changeling" e "Love her madly"). Malgrado la buona accoglienza di questo LP da parte dei fans, Jim decide di chiudere con la musica e di trasferirsi a Parigi con la compagna Pamela. La scelta di Parigi non è casuale per un grande poeta cresciuto con la passione per Baudelaire, Rimbaud e Verlaine. Il soggiorno parigino del Re Lucertola però, dura poco.

Il 2 luglio del 1971 (la coppia si era trasferita a marzo) è Pamela a trovare il corpo senza vita di Jim Morrison nella vasca da bagno. I medici, nel referto ufficiale, parleranno di arresto cardiaco, ma nessuno, a parte Pamela, vedrà il corpo di Jim, alimentando l'alone di mistero che ha sempre circondato il cantante, e dando vita a leggende che lo vorrebbero ancora vivo. La sua salma viene sepolta al cimitero di Pére Lachaise, accanto alle tombe di Oscar Wilde, di Balzac, di Baudelaire e di Proust, e la sua tomba diventerà oggetto di pellegrinaggio da parte di migliaia di fans della band, fino ai giorni nostri.

 

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