Overblog Tutti i blog Blog migliori Musica e intrattenimento
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Pretty Vacant Zine (Attualità, Filosofia, Arte, Politica)

PRETTY VACANT ZINE (Attualità, Filosofia, Arte, Politica)

Analitica del Potere in Michel Foucault

Uno dei temi più interessanti in Foucault e nel suo celebre "La volontà di sapere" è l'analitica del Potere. 

Il "Potere", per il filosofo francese, non è da intendersi come l'insieme delle istituzioni dello Stato, il dominio di un gruppo sociale, o come il centro unico della sovranità, ma va inteso come la molteplicità dei rapporti di forze in campo e loro organizzazione. 

Si parla quindi di un campo mobile e fluido, percorso da alleanze mutevoli, lotte ecc. 

Il Potere così inteso è la base mobile di rapporti di forza che inducono di continuo, per la loro instabilità, situazioni che promuovono flussi mai univoci. 

Focault afferma, allo stesso tempo, l' "onnipresenza del Potere". 

Esso si produce in ogni istante e in ogni punto (o meglio nella relazione fra un punto e l’altro; si esercita nel gioco di relazioni diseguali e mobili).
In questa trama complessa è possibile identificare il disegno generale e le strategie di autoriproduzione e di conservazione giocate dalle istituzioni che potremmo indicare come il Potere (con la P maiuscola), ma è bene ribadire che il Potere non è una istituzione, una struttura, una potenza. Operando come un nominalista potremmo dire che "potere" è il nome che diamo a una certa situazione strategica complessa in una società data. 
Talora si dice che "la guerra è la politica continuata con altri mezzi". 
Forse è meglio dire che politica e guerra sono due strategie diverse ( ma sempre pronte a rovesciarsi l’una nell’altra) per integrare questa molteplicità di relazioni sempre instabili e diseguali. Le relazioni di potere sono immanenti a tutti i tipi di relazione sociale (genitori/figli, relazioni sessuali,  processi economici). 
Non sono una sovrastruttura con funzione di proibizione e riproduzione. Sono rapporti direttamente "produttivi".
Il Potere viene dal basso. E' suddiviso a tutti i livelli in una miriade di spazi e di soggetti sociali (famiglia, gruppi, istituzioni ecc.). Le grandi dominazioni stesse sono sostenute dall’intensità di questi scontri locali diffusi.
Le relazioni di potere sono contemporaneamente intenzionali e non soggettive ed ogni sua relazione ha in sé un calcolo. Ma non esistono soggetti individuali da cui dipenda tutto. Al massimo possiamo considerare che a livello locale le tattiche hanno obiettivi più espliciti (cinismo locale del potere). 

- Rispetto al Potere non v’è un "luogo del grande rifiuto", una centrale unica della rivolta. V’è dispersione e multiformità dei punti di resistenza (disseminati, irriducibili o pronti al compromesso, solitari o di gruppo, per lo più mobili e transitori). In ogni caso elementi della relazione in cui consiste il Potere. Lo Stato si regge proprio sulla integrazione (regolata) di questi rapporti.

Machiavelli fu il primo (e questa è la ragione dello scandalo) a definire il Potere come rapporto di forza e non più come garante del diritto (rapporto sovrano-legge). Ora noi dobbiamo fare un passo oltre e rinunciare al "Principe". Dobbiamo decifrarne i meccanismi a partire da una strategia immanente ai rapporti di forza. 

Un lavoro da fare rispettando 4 regole di prudenza:

1) regola d’imminenza. Le strategie del Potere e le forme del Sapere sono inestricabilmente connesse. Dobbiamo partire dai "centri locali" di potere-sapere (rapporto penitente-confessore, ecc.) per scoprire gli schemi di conoscenza e le forme di assoggettamento che ne escono.

2) regola delle variazioni continue. Non cercare chi ha il Potere (e il Sapere) e chi ne è privo. Tali relazioni sono "matrici di trasformazioni". 

3) regola del doppio condizionamento. La relazione di potere locale funziona solo in quanto parte di una strategia d’insieme. Quest’ultima si fonda sulle relazioni locali. Non sono due livelli discontinui (l’uno micro e l’altro macroscopico) e neppure omogenei (come se uno fosse ingrandimento dell’altro). Sono piani diversi ma insolubilmente collegati e condizionantisi a vicenda. 
Ad esempio il padre rispetto alla famiglia non è esattamente quello che è lo Stato rispetto ai cittadini. Tuttavia il dispositivo familiare, pur nella sua irriducibilità, è servito da supporto per le politiche statali di controllo malthusiano della popolazione, per la medicalizzazione del sesso, per la psichiatrizzazione delle sue forme.

4) regola della polivalenza tattica dei discorsi. Come il Potere non è esercitato da una volontà individuale che tutto dirige, così non esiste un unico suo discorso. Ci sono una molteplicità di elementi discorsivi. Il discorso è disseminato ed ogni protagonista dice e dissimula. Non esiste un discorso unico sottomesso al Potere (o contro di esso) una volta per tutte. Vi è invece un gioco complesso e instabile in cui i discorsi diventano effetto e strumento, sostegno o ostacolo. Anche il silenzio e il segreto possono avere valenze opposte. Sarebbe troppo semplice ipotizzare un discorso del Potere da un lato e un discorso di ribellione dall’altro. I discorsi si situano in strategie che spesso consentono al proprio interno la compresenza di discorsi diversi o addirittura contraddittori. Talvolta discorsi (apparentemente) identici si muovono entro strategie diverse. Anziché chiedere al Potere quale sia la sua ideologia o teoria implicita di riferimento utilizziamo un modello strategico  (cioè la consapevolezza che il Potere fissi un obiettivo e lo persegua entro una trama complessa di rapporti di forza, realizzando effetti di dominio complessivo, mai completamente stabili).

Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post