12 Maggio 2023
Nietzsche e Deleuze.
Il filosofo francese Gilles Deleuze ha colto alcuni aspetti essenziali del pensiero di Nietzsche.
Il pensiero del genio tedesco, sostiene il filosofo francese, è essenzialmente votato alla fine della contrapposizione tra conoscenza e vita, e ad affermare la pura innocenza dell'esistenza, oltre che l'esaltazione della vita e della volontà, finalmente liberate da ogni senso di colpa e celebrate come affermazioni gioiose.
Prima di Nietzsche la filosofia spesso negava la vita, le emozioni, il corpo, per esaltare la razionalità (vista come ente supremo) e trasformare ciò che era naturale in un senso di colpa da estirpare.
Se Schopenhauer ha portato questo concetto alle estreme conseguenze, parlando del "carcere della volontà", va detto che questo ideale era già presente in Platone.
I sensi, le passioni sono sempre stati visti come fonti di errori, e Schopenhauer non fa altro che estremizzare questo concetto, quando parla della volontà di vivere come fonte di ogni dolore e male.
Nietzsche, al contrario, non si rammarica della volontà e non ne scongiura gli effetti.
"Volontà è il nome di ciò che libera e procura la gioia", afferma il suo vitale messaggio.
Lungi comunque dal considerare Nietzsche un irrazionale e un distruttore della ragione, Deleuze lo annovera tra coloro che, semplicemente, vanno alla ricerca delle origini dei valori.
Per farlo, il filosofo tedesco deve rompere con il pessimismo Schopenhaueriano.
Deve, per forza di cose, criticare chi "fa l'inventario dei valori esistenti e valuta le cose sulla base di valori già consolidati".
Un filosofo che si limita a questo è null'altro che un giudice, mentre invece deve aspirare ad essere un genealogista, ovvero colui che non solo svela l'origine dei valori esistenti, ma ne crea di nuovi.
La volontà affermativa si oppone quindi alla volontà di stampo platonico che predilige il "buono" e rifiuta il tragico.
Il difficile compito di dare un senso al mondo è affidato all'uomo, con l'eterno ritorno, e attraverso la volontà.
L' eterno ritorno non si comporta sempre allo stesso modo.
Se in alcuni libera la volontà e la rende attiva e creatrice, in altri la reprime, e solo i primi sono i veri "uomini nuovi", i degni seguaci di Zarathustra.