17 Maggio 2023
IRON MAIDEN – IRON MAIDEN
(1980 – HEAVY METAL – NWOBHM)
Fondati nel 1975 dal bassista e compositore Steve Harris e portati avanti non senza alcune difficoltà nei
primi anni di vita, tra l’ostilità delle etichette discografiche che all’epoca preferivano il punk rock e diversi
cambi di formazione alla ricerca di una stabilità che tardava ad arrivare, fino all’esiguità di posti in cui
proporre la propria musica, gli Iron Maiden giunsero nel 1980 alla pubblicazione del primo vero album.
L’ingresso, nel 1978, del cantante Paul Di’Anno aveva garantito alla band un frontman di tutto rispetto,
capace di coniugare presenza scenica ed ottime dote vocali, già evidenti nell’Ep autoprodotto “The
Soundhouse Tape” (5000 copie esaurite in pochissimo tempo). Affidate a Dave Murray e a Dennis Stratton
le chitarre, e a Clive Burr la batteria, la band capitanata dal bassista Harris giungeva così all’esordio ufficiale
con questo Lp destinato a restare nella storia. Ancora oggi si sprecano le discussioni su quanto ci fosse
davvero di influenza “punk” nelle composizioni di questo lavoro e quanto invece fosse dovuto agli scarsi
mezzi di produzione, resta il fatto che si tratta di un lavoro diretto, genuino, feroce e d’assalto, che di certo
non aveva nulla da invidiare alle uscite dell’epoca in quanto a violenza sonora e grinta. Aperto dalla sporca
e graffiante "Prowler”, cui fa subito seguito la perfetta “Sanctuary” e la più lenta e atmosferica “Remember
Tomorrow”, il disco raggiunge poi il suo picco con le successive “Running Free” e “Phantom of the Opera”.
Se la prima è un punkeggiante inno ribelle introdotto da un connubio basso e batteria che cattura
immediatamente, la seconda è una delle composizioni più belle della storia della band. Sette minuti di
atmosfere macabre per uno dei primi capolavori della discografia di un team che a dire il vero ne sfornerà
diversi. Il gruppo qui esibisce anche una padronanza strumentale e una capacità compositiva che cozza con
l’età dei musicisti e mostra un potenziale che negli anni sarà confermato da diverse uscite di altissimo
livello. Si prosegue con la strumentale “Transylvania” e con la melodica “Strange World”, con una grande
prestazione di Paul Di’Anno. Il disco si chiude con “Charlotte the Harlot” e con la devastante “Iron Maiden”,
ideale chiusura di un capolavoro senza tempo. Ancora oggi le discussioni su questo capolavoro si sprecano.
Paul Di’Anno era indubbiamente influenzato dalla scena punk rock del tempo, e alcuni brani
sembrerebbero svelare che anche a livello musicale la band risentisse, almeno in parte, del contatto con
certe sonorità, anche se Steve Harris negli anni tenderà a sminuire questo fattore, imputando il presunto
lato “punk” del disco alla produzione scarna e a poco altro. In realtà anche nel successivo “Killers”,
registrato sicuramente meglio, le influenze punk non sembrano sparire, basti pensare alla bellissima
“Another Life”.
Curiosità: Quando si pensa agli Iron Maiden non si può non pensare subito ad Eddie The Head, ancora oggi
simbolo della band riprodotto su migliaia e migliaia di t-shirt indossate orgogliosamente da metallari di
tutto il mondo. Il creatore di Eddie è Derek Riggs e, strano a dirsi, la prima incarnazione del simpatico
personaggio era un mostro punk chiamato “Electric Matthew”. Fu il primo manager dei Maiden a chiedere
a Riggs di renderlo più simile ad un metalhead, aggiungendo alla figura una lunga capigliatura.