Mery per sempre (M. Risi)

Pubblicato il da prettyvacant

 

 

"Mery per sempre" (tratto dal quasi omonimo libro di Aurelio Grimaldi) è un piccolo capolavoro del neo-realismo italiano che tra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90 rialzò prepotentemente la testa ("Ultrà", "Soldati", "Ragazzi Fuori", "Il Branco" etc.). Il bravissimo Marco Risi, dopo l'esordio con alcune fortunate commedie ( su tutte "Vado a vivere da solo"), già col precedente "Soldati-365 all'alba" aveva deciso di cambiare genere, ma se con il film precedente concedeva ancora qualche spazio alla commedia con questo film il distacco dai suoi primi lavori appare più marcato. 
Il film è ambientato quasi interamente nel carcere minorile Malaspina di Palermo, con attori per lo più presi dalla strada (di cui si ricorda soprattutto l'ottimo Benigno (Natale) che con questo film diede inizio a una brillante carriera) convincenti e realistici nei loro ruoli di minorenni lasciati allo sbando più totale, poveri materialmente e culturalmente, violenti, cinici, abbandonati da uno Stato presente solo in funzione repressiva. Validissimi anche i pochi attori professionisti presenti, ovvero il Michele Placido "professore democratico", un giovanissimo Claudio Amendola (in una delle sue migliori intepretazioni, secondo me, insieme ad "Ultrà"), Tony Sperandeo e, anche se in una parte minore, Luigi Maria Burruano. 

C'è il trans, il figlio del mafioso, il predestinato, il ragazzino per nulla pronto ad affrontare la dura esperienza del carcere, in un'atmosfera perennemente tesa, claustrofobica dove si sa che può succedere di tutto al minimo screzio. E c'è il professor Marco Terzi (Placido) e la sua disperata impresa di inculcare a questi giovani (che inizialmente lo vedono come espressione del potere, emblematica è la frase che gli rivolge Pietro "Nun cia rongo a mano ai sbirri!") una qualche forma di coscienza democratica e civile. 

Non sarà un'impresa facile e i ragazzi si riveleranno chiusi da valori antichi e omertosi (l'odio verso lo "Spione", che viene minacciato di morte), nemmeno tanto consapevoli del loro essere vittime di uno Stato assente. 

Un film assolutamente da riscoprire e una delle tante valide opere che ci ha regalato Marco Risi. 

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