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Pretty Vacant Zine (Attualità, Filosofia, Arte, Politica)

PRETTY VACANT ZINE (Attualità, Filosofia, Arte, Politica)

Per una sinistra possibile: libertaria, antiautoritaria, internazionalista

In un tempo segnato dal riflusso autoritario, dalle guerre d’aggressione, dal ritorno dei nazionalismi e dall’erosione delle libertà civili, è più che mai urgente ricostruire una sinistra che non sia la caricatura stanca di sé stessa. Non una sinistra borghese e senz’anima. Non quella che si rifugia nel partitismo sterile o in un pacifismo parolaio. Ma una sinistra nuova, o meglio: antica e futura insieme. Una sinistra che affondi le sue radici nel socialismo libertario, e guardi al mondo con lenti antiautoritarie, radicalmente internazionaliste, profondamente umane.

Abbiamo bisogno di una sinistra che non abbia paura di chiamare le cose con il loro nome. Che sappia riconoscere l’autoritarismo in ogni sua forma senza indulgere in giustificazioni geopolitiche né in doppie morali. Una sinistra che non faccia finta di credere che tutti i poteri si equivalgano, ma che comprenda bene la differenza tra l’imperialismo e la resistenza, tra l’autodeterminazione dei popoli e le pretese di dominio degli Stati.

Una sinistra che sia capace di guardare con empatia e lucidità ai movimenti popolari, alle rivolte dal basso, ai percorsi di autogestione e di liberazione che emergono nei luoghi più insperati del mondo. Dai collettivi anarchici che resistono all’invasione russa in Ucraina, alle comuni femministe del Rojava, fino ai lavoratori migranti che si organizzano nelle metropoli del capitalismo globale. Una sinistra che sappia leggere in queste esperienze non semplici “eccezioni”, ma prefigurazioni di un altro mondo possibile.

Questa sinistra non può accontentarsi di “mediazioni”. Deve essere intransigente con l’autoritarismo, ovunque si manifesti: che venga col volto brutale di un autocrate o col sorriso paternalista del politico pseudopacifista. Deve rifiutare ogni compromesso con chi nega i diritti umani in nome della “ragion di Stato” o dell’equilibrio delle forze. E deve soprattutto abbandonare ogni ambiguità verso chi opprime, massacra, invade.

Ma al tempo stesso, questa sinistra non deve cedere alla tentazione della disperazione. Deve saper costruire, proporre, creare alternative concrete. 

Solo una sinistra antiautoritaria e libertaria potrà davvero tornare a essere faro per chi non ha voce, rifugio per chi resiste, motore per chi sogna. Una sinistra che non si inginocchia davanti agli Stati né si perde nei salotti, ma che cammina accanto ai popoli. Intransigente con i potenti e capace di indignarsi, ma anche di agire. Di gridare, ma anche di ascoltare.

Questa sinistra non è utopia. È necessità storica. Ed è nelle nostre mani.

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