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Pretty Vacant Zine (Attualità, Filosofia, Arte, Politica)

PRETTY VACANT ZINE (Attualità, Filosofia, Arte, Politica)

Sostegno all'Ucraina: un dovere libertario

Nel cuore della tragedia che affligge l’Ucraina dal febbraio del 2022, si gioca una delle partite più dense di significato per chi si richiama ai principi dell’anarchismo e del socialismo libertario. Non si tratta, come troppo spesso sostiene una parte della sinistra italiana, di scegliere "tra due imperialismi", ma di ascoltare e sostenere la voce di un popolo che lotta per la propria autodeterminazione contro un’aggressione brutale, colonialista, autoritaria.

La Russia di Vladimir Putin incarna un potere profondamente reazionario, patriarcale, oligarchico, omofobo, clericale e militarista. Un regime che schiaccia ogni forma di dissenso interno e che si è lanciato in una guerra d’invasione con la pretesa di restaurare la propria sfera imperiale. Difendere l’Ucraina significa riaffermare il diritto inalienabile dei popoli a sottrarsi al giogo della tirannide, senza per questo rinunciare alla critica delle dinamiche globali del capitale.

Purtroppo, vaste porzioni della sinistra italiana – nostalgica, miope, fanaticamente antiamericana – hanno preferito abbracciare una postura che oscilla tra il cinismo geopolitico e la più desolante ignavia morale. Si sono trincerate dietro slogan sterili, negando legittimità al desiderio popolare di resistenza, criminalizzando ogni forma di appoggio al popolo ucraino, e spesso indulgendo in narrazioni apertamente putiniste o in un pacifismo astratto, incapace di leggere la realtà concreta del conflitto.

Questa sinistra dimentica che l’internazionalismo non è equidistanza tra oppressore e oppresso, ma solidarietà attiva con chi resiste. I movimenti anarchici e socialisti libertari dovrebbero invece riscoprire la loro vocazione storica: quella che ha visto i libertari combattere nella rivoluzione spagnola, quella che si è schierata con le rivolte dei popoli contro i dominatori, quella che ha sempre disprezzato il culto dello Stato – sia esso russo o americano – ma ha sempre sostenuto le insorgenze dal basso.

In Ucraina esistono esperienze libertarie, collettivi autorganizzati, realtà mutualistiche e persino battaglioni anarchici che combattono, armi in pugno, contro l’invasione. Non sono “fantocci della NATO”, come li descrivono certi compagni da salotto, ma esseri umani che hanno scelto la resistenza per non essere annientati. Ignorarli, disprezzarli, lasciarli soli è un atto di tradimento verso ogni ideale di giustizia sociale.

Rifiutiamo dunque la farsa dell’equidistanza. Rifiutiamo l’idea che i popoli siano pedine e che ogni conflitto vada letto solo in termini geopolitici. Il nostro compito, oggi come ieri, è stare con chi lotta per la libertà, anche quando la loro lotta non rientra nelle nostre categorie prefabbricate.

Aiutare l’Ucraina significa scegliere con chiarezza tra la resistenza e la sopraffazione, tra l’autogestione e l’autocrazia, tra la solidarietà internazionalista e l’isolazionismo cinico.

Ogni anarchico coerente, ogni socialista libertario, dovrebbe sapere da che parte stare.

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